Quali rischi corriamo se non vacciniamo dal Covid i Paesi in via di sviluppo?
“Pensare anche agli Stati poveri non è una questione di pietà . Se non vacciniamo al più presto anche loro, non metteremo mai fine alla pandemia, perché il virus continuerà a circolare e a generare varianti”. L’intervista a Fabrizio Chiodo, ricercatore del Cnr di Pozzuoli, e tra i disegnatori dei vaccini cubani
Dopo quasi due anni dall’inizio della pandemia, i dati relativi alla distribuzione delle dosi di vaccino nel mondo dimostrano che l’allocazione è tutt’altro che equa. Mentre nei Paesi occidentali più ricchi sono già partite le somministrazioni delle terze dosi, in seguito al via libera dell’EMA (Agenzia Europea del Farmaco), ai Paesi poveri ed in via di sviluppo sono stati consegnate meno della metà delle dosi di vaccino promesse. “Su più di 6 miliardi di dosi distribuite nel mondo, solo il 2,8% è stato assegnato a Nazioni a basso reddito” spiega a Today il ricercatore del CNR di Pozzuoli (NAPOLI) Fabrizio Chiodo, tra i disegnatori dei vaccini cubani approvati. Appare chiaro, quindi, che dal punto di vista politico l’immunizzazione della parte più povera del mondo non è una priorità . Basti pensare al Piano Covax, promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità , nato per garantire un’equa distribuzione delle dosi ma poi andato in fumo perché i Paesi più ricchi si erano già aggiudicati la maggior parte delle dosi (ancora da produrre), prima che il piano partisse.
Così l’egoismo dei più ricchi ha impedito a COVAX di trattare in modo competitivo sui prezzi dei vaccini per i Paesi in via di sviluppo, riducendo il suo ruolo alla beneficenza. Dal punto di vista medico-scientifico queste scelte avranno serie conseguenze non solo in questi Paesi ma anche nel resto del mondo, poiché i miliardi di persone ancora non vaccinate, soprattutto se mal nutrite e con sistemi immuni compromessi, costituiscono per il virus un terreno fertile per lo sviluppo di nuove varianti, anche più pericolose, che potrebbero eludere l’immunità scatenata dai vaccini, potenzialmente resistenti al vaccino. “Pensare anche ai Paesi più poveri non è una questione di pietà , di elemosina – sottolinea Chiodo. Se non vacciniamo al più presto anche questi popoli, non metteremo mai fine alla pandemia”.
Dai vaccini nei Paesi in via di sviluppo ("Cosa accade se non li vacciniamo?") alle terze dosi ("Sono davvero necessarie?"), dal piano COVAX ai vaccini nei minori, Today ha fatto il punto con Fabrizio Chiodo, ricercatore del CNR nell’Istituto di Chimica Biomolecolare di Pozzuoli, e tra i disegnatori dei due vaccini cubani (Soberana 2 e Soberana Plus).
Mentre la gran parte dei Paesi piu ricchi si occupano della somministrazione delle terze dosi, ai Paesi poveri sono stati consegnate meno della metà delle dosi di vaccino promesse. Cosa accadrà se non vacciniamo anche loro?
“Se non vacciniamo al più presto anche questi popoli, non metteremo mai fine alla pandemia, perché il virus continuerà a circolare e a generare varianti. Le varianti si evolvono anche da individui con sistemi immuni compromessi. Mi spiego meglio: quando il virus entra in un organismo sano si trattiene al suo interno per poco tempo (da 1 giorno a 2 settimane), perché il suo sistema immunitario, nella maggior parte dei casi, è in grado di rispondere all’attacco virale (pur lasciando, spesso, serie conseguenze a diversi organi); quando, invece, entra in un organismo con un sistema immunocompromesso, come un paziente HIV positivo, ad esempio, il virus può rimanere dentro di lui per mesi, ed è lì che il virus “impara” a scappare dal nostro sistema immunitario. Stesso discorso vale per un bambino mal nutrito: la mal nutrizione porta ad avere un sistema immunitario “debole” e questo fa sì che il virus possa trovare con facilità vie di fuga. Quindi, più tempo il virus trascorre interagendo con sistemi immunitari non ottimali, soprattutto in contesti a basso tasso di vaccinazione, più aumenta il rischio di varianti pericolose. E allora vaccinare anche loro non è un atto di pietà , ma un atto di dovere anche verso noi stessi. E’ un problema globale, che ci riguarda tutti da vicino. Ma purtroppo i Paesi più ricchi, non sembrano averlo ancora capito”.
Come mai il Piano COVAX dell’OMS è sfumato?
“Per evitare che i Paesi economicamente più ricchi potessero in qualche modo accaparrarsi la maggior parte delle dosi disponibili a discapito delle Nazioni più povere, l’OMS ha deciso, circa un anno fa, di elaborare e coordinare un programma ad hoc, chiamato COVAX. L’obiettivo era quello di comprare dosi sufficienti per tutte le Nazioni della terra, comprese quelle non particolarmente ricche e non in grado di acquistare tutto quello che sarebbe stato necessario. Ma, il piano è fallito perché l’OMS ha iniziato ad acquistare le dosi troppo tardi, quando i Paesi più ricchi si erano già aggiudicati la maggior parte delle dosi ancora da produrre. Il disegno del piano COVAX, inoltre, rischiava di trasformarsi in una sorta di imperialismo con cui i Paesi più ricchi avrebbero poi “donato” vaccini ai Paesi più poveri per acquisire sul territorio vantaggi futuri. Di contro, abbiamo un esempio positivo: Cuba. Questo Paese ha dimostrato che anche uno Stato povero e sotto bloqueo (embargo) economico, se investe in biotecnologia pubblica, può creare i suoi vaccini pubblici. E Cuba lo ha fatto in tempi record: i vaccini cubani (sono 3 quelli approvati: Soberana 2, Soberana Plus e Abdala) sono i vaccini proteici più somministrati nel mondo (quasi 25 milioni di dosi somministrate, con 99% della popolazione vaccinabile con almeno una dose). Al momento, questi vaccini sono stati approvati dagli enti regolatori del farmaco del Vietnam, del Venezuela, dell’Iran, e Nicaragua, e piano piano andremo avanti. Riguardo all’Italia, stiamo dialogando con il Ministero della Salute, ed in stretto contatto con l’ospedale Amedeo di Savoia di Torino con cui abbiamo diverse collaborazioni”.
A Cuba stanno vaccinando anche i ba

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