Quanto dura l'efficacia dei vaccini e gli effetti della terza dose sulla variante Delta
Per tenere a bada la nuova mutazione sarà necessario un booster? I dati che arrivano da Israele suggeriscono di sì, la buona notizia è che le due dosi sembrano comunque funzionare bene contro la malattia grave

Partiamo dalle buone notizie: anche a distanza di molti mesi dalla somministrazione i vaccini sembrano mantenere un'efficacia piuttosto alta contro i casi di ospedalizzazione e di malattia grave: lo dicono i dati israeliani raccolti tra il 20 giugno e il 17 luglio che stimano, nella fattispecie per i vaccinati con Pfizer, una riduzione della possibilità di sviluppare il Covid in forma severa pari al 91.4%, mentre l'efficacia nel prevenire il ricovero in ospedale sarebbe dell'88%. Gli stessi dati suggeriscono però una sensibile riduzione dell'efficacia nei confronti della malattia lieve o moderata (che a più di sei mesi dall'inizio della campagna vaccinale si attesterebbe al 40.5%) nonché nel prevenire il contagio (39.0%).

La terza dose in Israele
Proprio alla luce di questa diminuita efficacia (che secondo molti esperti dipende in parte anche dalla diffusione della variante Delta), il governo israeliano - primo fra tutti - ha deciso a partire dal 30 luglio di somministrare una terza dose di vaccino: prima agli over 60 e poi anche a tutti gli israeliani con più di 40 anni.
I risultati non si sono fatti attendere: secondo il ministero della Salute la protezione contro l'infezione è aumentata di 4 volte tra gli over 60 che hanno fatto il booster rispetto a chi aveva ricevuto due dosi. Alcuni esperti hanno inoltre evidenziato un calo nella curva dei contagi tra gli ultrasessantenni: come si può osservare nel grafico in basso, se la curva dei non vaccinati prosegue nella sua impennata, nell'ultima settimana quella dei vaccinati ha ripreso a calare. Un effetto del richiamo? Per ora è presto per avere certezze, ma si tratta di un indizio importante.

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